4. Stile, ruolo, obiettivi dell'educatore

4.1 LO STILE

Da un’attenta lettura del capitolo 2 sui momenti di cura nel nostro nido, è facilmente comprensibile ciò a cui è maggiormente rivolta la nostra attenzione.
Attraverso un ambiente quotidianamente pensato, curato e riordinato, attraverso la scelta degli oggetti da proporre, della musica da ascoltare, vogliamo trasmettere la nostra attenzione per il bambino e  la sua famiglia.
Riteniamo che i bambini siano in grado di percepire l’amore e il rispetto nei loro confronti anche attraverso i gesti, i toni della voce, i sorrisi e gli sguardi.
I numerosi corsi di aggiornamento seguiti quest’anno e le visite ai nidi della nostra regione e della Toscana ci hanno fatto prendere coscienza dell’estrema importanza che lo SPAZIO riveste nell’azione educativa. Prendendo consapevolezza su quanto, fino ad oggi, lo spazio da noi offerto ai bambini lasciasse loro poca libertà, abbiamo deciso di rivedere tutta l’organizzazione e la predisposizione degli spazi, degli arredi e dei materiali.
In ogni stanza del nido sono stati creati degli angoli simbolici ( es. cucina, angolo parrucchiera, angolo travestimenti, lettura, percorso tattile) ai quali ogni bambino può accedere liberamente dal momento dell’accoglienza in poi.
Il ruolo delle educatrici è attivo solo nei momenti di preparazione e riordino, mentre è di regia educativa e attenta osservazione durante il gioco libero.
Ci siamo rese conto che da quando lo spazio si è fatto “educatore” molte cose sono cambiate: gli episodi di aggressività sono spariti, i bambini hanno trovato strategie per risolvere i loro conflitti in maniera adeguata, hanno imparato da soli l’arte del “trattare”, dello scambio, il “grazie”, il “per piacere”, il “posso”  sono  divenute parole usate quotidianamente e con consapevolezza.
 
Il gioco è la principale attività del bambino e riveste un ruolo formativo determinante per lo sviluppo della sua personalità. Il gioco nasce da un bisogno interiore che spinge il bambino a muoversi e ad agire, ad operare su ciò che lo circonda. Mediante l’attività ludica il bambino prende coscienza della realtà circostante, si sente protagonista dell’azione, afferma se stesso e le sue esigenze e arricchisce la sua immaginazione. La scoperta avvia il bambino alla conoscenza di ciò che accade intorno a lui e con il gioco il bambino adatta le situazioni ai suoi scopi, ne analizza le caratteristiche e stabilisce relazioni.
Il nido riconosce la fondamentale funzione evolutiva che il gioco riveste nella vita del bambino, sia sul piano affettivo che sul piano intellettivo. 

4.2 GLI OBIETTIVI

Nonostante le differenze interindividuali tra noi educatrici, siamo tutte d’accordo su quali debbano essere gli obiettivi da raggiungere e attraverso quali modalità. Attraverso il dialogo costante, i corsi di aggiornamento e critiche costruttive, cerchiamo sempre più di uniformare il nostro modo di operare per “costruire” uno stile facilmente riconoscibile, ma non perdendo mai le nostre caratteristiche personali.
Nei confronti dei bambini più piccoli e magari da poco inseriti, la nostra attenzione viene maggiormente rivolta verso la costruzione di un senso di fiducia nei nostri confronti attraverso tutta una serie di atteggiamenti, di sguardi, di coccole, di cure, di contenimento fisico che trasmettono al bambino una sensazione di protezione e, più avanti, una consapevolezza del proprio corpo e del proprio io.
Il nostro secondo obiettivo è far raggiungere al bambino un certo grado di autonomia, ma non intesa semplicemente come autosufficienza, (mangiare da soli, controllo sfinterico, vestirsi/svestirsi), bensì autonomia intesa come quel benessere, quella sicurezza, quella fiducia che creano nel bambino il piacere e la voglia di fare, di comunicare, di esplorare, di esprimersi. Essere un bambino competente per noi significa essere un bambino attivo e libero nei confronti dell’ambiente circostante, le cui capacità e potenzialità possono essere facilitate o inibite dal contesto educativo e dalle scelte operative.
Il nostro terzo importante obiettivo è quello di trasmettere l’importanza e il bisogno di avere delle regole. Questo, secondo noi, è un modo attraverso il quale il bambino riceve la giusta considerazione e si sente amato e protetto. Ci siamo accorte che i bambini che non ricevono questo tipo di contenimento si sentono insicuri e disorientati.
Siamo consapevoli che il modello educativo primario per il bambino sia la famiglia, ma l’ambiente del nido può diventare un buon esempio da imitare. Uno dei temi maggiormente affrontati nei colloqui con i genitori è proprio l’importanza della regola e il momento giusto per “iniziare ad educare”. Il nostro pensiero a riguardo è consigliare ai genitori di iniziare da subito a trasmettere un grande valore: il rispetto, rispettandolo.
Un altro obiettivo strettamente legato ai precedenti è quello di offrire ai bambini gli strumenti per sviluppare la capacità di riconoscere e dare un nome alle emozioni che prova.
Attraverso queste competenze il bambino sarà in grado di comprenderle, gestirle, condividerle, viverle serenamente, elaborarle e trasmetterle e tutto ciò lo renderà più sicuro di sé e capace di sviluppare empatia verso gli stati emotivi altrui.
Con i bimbi più piccoli  è facile entrare in contatto attraverso “la pelle”, quindi più fisicamente attraverso le coccole e le cure (cambio, cibo, nanna), la scoperta, il toccare, il manipolare, il succhiare, dunque attraverso il “gioco affettivo”.
Crescendo e iniziando anche a verbalizzare, è possibile approfondire con loro questo contatto anche con le parole ed  un gioco più attivo.
La collaborazione con le famiglie utenti è un ulteriore obiettivo  per offrire un sostegno nel  difficile ruolo di genitore. Creiamo pertanto diverse occasioni d’incontro e confronto per trovare insieme ai genitori le strategie più adeguate per diventare un attento genitore-educatore.

4.3 IL RUOLO DELL’EDUCATORE

“In un contesto educativo tutti gli interventi, anche quelli che all’apparenza sembrerebbero banali e scontati, sono invece carichi di significati. Importante è che l’educatore coordini la regia educativa creando numerose opportunità di apprendimento. Non bisogna tanto considerare i saperi, quanto promuovere le condizioni per la loro conquista” (J. Bruner)
L’ambiente educativo del nido può essere realmente un contesto che favorisce la crescita se si presenta “come un luogo accogliente, relazionalmente ricco, capace di sostenere le risorse affettive dei piccoli, di accogliere e comprendere le difficoltà e angosce della separazione, di far fonte agli inevitabili sentimenti negativi che ad essa si accompagnano” ( Idee guida del Nido d’infanzia, Becchi et al., 2002, pag. 31).
E’ quindi importante che la relazione con il bambino comunichi riconoscimento, apprezzamento e incoraggiamento, attraverso un rapporto personalizzato che consenta capacità di risposta ai bisogni del bambino.
Ogni educatrice ha il dovere di ricordare che i bambini sono soggetti attivi nel loro apprendimento, nel loro processo di costruzione di identità e di conoscenza  e che hanno grandi capacità: il ruolo dell’educatrice sta proprio nel far sì che queste caratteristiche emergano.
Ciò è realizzabile sia se l’educatrice si pone come valido modello educativo di riferimento sia se il nido si pone come luogo di relazione, di conoscenza e di partecipazione, in cui ad ogni singolo bambino viene riconosciuta la propria individualità.
Questo richiede a tutte le educatrici un continuo lavoro di gruppo, la capacità di riflettere sui propri vissuti emotivi e la competenza metodologica nel preparare ambienti e percorsi adeguati alle esigenze dei bambini.

E’ fondamentale che l’educatrice lavori con spontaneità, si lasci guidare dall’istinto ed eviti le costrizioni: ciò non significa agire con improvvisazione, ma secondo atteggiamenti pensati, composti da saperi intrecciati tra lavoro di cura e competenze pedagogiche specifiche.


L’educatrice deve agire con intenzionalità, mediante un atteggiamento disponibile ad accogliere dentro di sé le emozioni del piccolo, per restituirgliele  trasformate in pensiero: tutto ciò è reso possibile dalla continua ed attenta osservazione dei significati che i bambini attribuiscono alle azioni e ai segni dell’esperienza al nido.
Il nostro ruolo dunque è fondamentalmente quello di mantenere un atteggiamento disponibile per sintonizzarsi con il registro emotivo del bambino, il quale, sentendo la sua attività accettata dall’adulto, si sente autorizzato ad avventurarsi in esplorazioni. L’empatia dunque è una dimensione dell’esperienza educativa in cui si riescono a comprendere i sentimenti e le emozioni di chi ci è vicino. L’atteggiamento empatico ci consente il rispecchiamento, cioè la valorizzazione delle azioni dei bambini tradotte in precise strategie: ricche interazioni verbali, ripetizioni delle attività di gioco, rilancio dell’esperienza in significati e dialoghi condivisi.
Il nostro collettivo è quindi d’accordo su quale debba essere principalmente il nostro ruolo: un ruolo di regia educativa, in grado di ascoltare ed osservare senza necessariamente intervenire, di leggere i bisogni di ogni singolo per  soddisfarli con comportamenti coerenti ma flessibili, ma soprattutto capace di mettersi in discussione e di dimenticare le proprie teorie di riferimento per stare veramente con i bambini.